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Spettacoli - Opera panica (Cabaret tragico) di Alejandro Jodorowski



 Note di regia 


Opera Panica (Cabaret Tragico) si presenta al lettore come testo nudo, ridotto all'essenziale: nessun contesto, nessuna didascalia; solo le battute e personaggi indicati con le prime lettere dell'alfabeto.

Eppure, nonostante l'ostentata frammentarietà, Jodorowski ha creato molto più di un mero insieme di scene. Sebbene i ventisei mini-quadri, pur orbitando tutti nella sfera dell'assurdo, vadano dal comico al poetico, dall'ironico al malinconico, dal logico-matematico al "melò-tragico"; e sebbene il loro argumentum sia sempre diverso, tutti condividono lo stesso tema: l'impossibilità, per l'uomo, di vivere senza ritrovarsi, alla fine, in qualche modo insoddisfatto - così nell'intimo come nella società, passando per le relazioni amorose.

Ma tanto Jodorowski è abile nel sondare questa "inettitudine alla felicità" dell'uomo - sia questi raffinato o rozzo, distaccato o carnale, forte o debole -, quanto lo è nell'incantare lo spettatore con situazioni comiche, paradossali o poetiche, che noi abbiamo reso in un contesto unitario di stampo circense, recuperando le origini storiche del testo, e alle quali è impossibile assistere nella vita reale... per quanto sono vere.



 Personaggi e interpreti 


(in ordine alfabetico)

 

Acrobata e Domatrice • Silvia Crisalli

Clown • Flavia Germana de Lipsis

Lanciatore di coltelli • Carlo Disint

Mago • Giuseppe D'Adduzio

Acrobata • Vito Gennaro Giacalone

Clown • Alfonso Germanò

Domatore • Alessandro Marrone

Assistente • Stella Novari

Acrobata e Domatrice • Maria Francesca Palli

Clown • Laura Toro


Regia  Pietro Dattola

Elementi di scenaAlessandro Marrone

CostumiMaria Francesca Palli, Alessandro Valenti

Direttore di scena  il pupazzo Mimmo




 Recensioni 

"La sala B del Teatro Agorà non ha colori, se non due, emblematici di quanto sta per raccontare: il nero e il rosso. (...) si raccontano l’uomo e le sue relazioni, i suoi tormenti, le insoddisfazioni e le insane passioni. E lo si fa passando da un umorismo nero a scorci esilaranti, toccando con ironia tragi-comica i temi più significativi della vita dell’uomo.
E’ questa la chiave che Pietro Dattola sceglie nella sua regia per guidare gli attori sul filo di quel dinamismo e quella feroce umanità che sono proprietà indispensabili per rendere un non-sense qualcosa di più che un mero non-sense.
In una struttura che prevede una sequenza di quadri introdotti da repentini cambi di scena e giochi di luce e buio, laddove l’intento non è la narrativa, la storia di vita è dentro ognuno di questi giovani attori che muovono come anime su un palcoscenico di confronti e inettitudini. In uno spettacolo in cui nessuno è protagonista, in realtà qualcuno lo è, inevitabilmente. Per la sua interpretazione, smisuratamente vera, Flavia Germana de Lipsis. Per la versatilità e la sua brillante verve, Carlo Disint.
Sulle note di “Le navi” di Daniele Silvestri, si chiude una magia, talvolta nera, che serba in sé un’anima rossa."

Fonte: Saltinaria.it
http://www.saltinaria.it/recensioni/spettacoli-teatrali/11242-opera-panica-teatro-agora-roma-recensione-spettacolo.html


"(...) la Compagnia DoveComeQuando mette in scena forse uno dei testi ibridi più intensi e pregnanti di Alejandro Jodorowski (...), il culmine di un teatro che coniuga l’incanto magico della scrittura e le immagini surrealiste(...).
L’essenziale diventa un nero totale, in cui sprazzi di rosso si mescolano alla complessità dei microframmenti dell’opera tragico-ironica del maestro cileno, riletta dall’eclettica ma fedele e delicata regia di Pietro Dattola.
E’ un intricato e fitto fiume di dialoghi al limite del paradosso linguistico e dell’ironia dolorosa in cui la somma dei movimenti, delle movenze dei corpi, delle storie raccontate nel cono di luce che ruba spazio al buio totale sono tentativi e giochi tesi all’assurdo, in cui gli interpreti percorrono l’intera linea espressiva del linguaggio. Nei loro ruoli circensi, gli attori toccando i toni comici e buffi, l’ironia elaborata e tristemente tagliente fino a raggiungere la poesia più limpida e il dramma silenzioso (...).
Sempre incompleto, sempre insoddisfatto l’uomo di Jodorowski è un clown (intensissima e commovente Flavia Germana De Lipsis) che muore nel buio senza luce di una vita-regia che misura la vita su domande assurde per cui nessuna risposta è giusta. E' un uomo-giocattolo che segue mille generali diversi nell'impossibilità di sapere dove sia la pace (un disincantato Alfonso Germanò). Quest’uomo stretto in lacci rossi è un lanciatore di coltelli (un meraviglioso Carlo Disint) che ferisce per compenso o che in uno schizofrenico dialogo con se stesso e la donna che ama (o odia), nel passaggio sottile fra compassione e disprezzo, le toglie la vita. Alla ricerca impossibile di qualcosa che forse non c'è.(...)"

Fonte: Multiversi.info
http://www.multiversi.info/news.asp?id=264


"(...) situazioni di incomunicabilità e incomprensione declinate ora con toni comici, ora con toni drammatici, prima con ironia e quindi con malinconia, in un caleidoscopio di contesti ed emozioni che inducono lo spettatore ad una riflessione a tutto tondo sulla condizione umana.
Riprendendo le origini del testo, la compagnia Dovecomequando ha scelto di ricorrere alle tematiche del circo per la selezione dei costumi, con pagliacci, lanciatori di coltelli e domatori ad impersonare personaggi calati di fatto nelle più disparate situazioni costruite sulla base di una scenografia essenziale, che ricorre solo a minimi elementi rossi su un fondo nero per accompagnare la performance degli attori, insieme alle musiche e ai giochi di luce che sono parte integrante della resa scenica.
Efficace e godibile la recitazione di tutti gli attori in scena (in particolare quella di Flavia Germana de Lipsis), alle prese con caratterizzazioni estreme, spesso stereotipate, e ciò non di meno credibili, vere nella loro poca verosimiglianza: quelli che prendono vita sul palco scenico sono concetti mentali, una serie di percorsi psicologici e cerebrali, figurativizzazioni di disagi di cui i personaggi stessi sono più o meno consci a seconda dei vari sketch.
Fra risate e riflessioni, il messaggio finale, accompagnato dalla bellissima “Le Navi” di Daniele Silvestri, è comunque di speranza e fiducia nella possibilità di una disponibilità verso il prossimo che riduca le distanze e permetta, se non di capirsi, quanto meno di intuirsi."

Fonte: Fourzine.it
http://www.fourzine.it/Public/Contents.aspx?Service=23&ContId=1615&Theme=ThemeExtra


 

 

 Dove, come e quando 


Teatro Agorà '80

Via della Penitenza, 33 (Trastevere) - Roma - tel. 06/68.74.167

dal 10 al 15 maggio 2011, ore 20.45 (anche la domenica)